Michelangelo Buonarroti nacque il 6 marzo 1475 a Caprese, una cittadina a poco più di sessanta chilometri da Firenze chiamata oggi, in suo onore, Caprese Michelangelo. Era il secondo di cinque figli maschi, il primo nato nel 1473 e l'ultimo nel 1481, anno in cui morì la madre.
Quando nacque Michelangelo suo padre Ludovico era podestà di Caprese, ma pochi anni dopo tornò a Firenze, città di cui era originaria la famiglia. I Buonarroti erano orgogliosi delle loro antiche radici, anche se, quando nacque Michelangelo, erano passati dalla prosperità di un tempo a uno stato di relativa povertà. Ludovico, pur essendo una persona modesta, non intendeva umiliarsi accettando un lavoro qualsiasi e preferiva vivere dei miseri introiti che gli venivano soprattutto da una fattoria ereditata a Settignano, appena fuori Firenze.
Michelangelo fu mandato a balia presso la moglie di un tagliapietre (le cave rappresentavano la principale attività della zona) e così in seguito commentò tale esperienza: "Insieme al latte della mia balia ho succhiato anche gli scalpelli e i martelli con cui ho poi scolpito le mie figure".
È certo che egli manifestò presto una forte inclinazione artistica, che il padre cercò in ogni modo di ostacolare perché l'arte a quel tempo veniva in genere considerata un mestiere manuale indegno di un gentiluomo.
Poiché tuttavia il ragazzo aveva una forte volontà, il padre alla fine dovette cedere e permettergli, nell'aprile del 1488, di entrare nella bottega di Domenico Ghirlandaio.
L'apprendistato presso il Ghirlandaio fu breve e l'anno successivo Michelangelo entrò nell'accademia artistica affidata da Lorenzo il Magnifico allo scultore Bertoldo di Giovanni. Lorenzo, uomo di profonda cultura e grande mecenate delle arti, allora a capo della potentissima famiglia de' Medici, che governava Firenze, fu impressionato dal giovane Michelangelo, che per qualche tempo visse a palazzo trattato come un figlio.
Alla morte di Lorenzo de' Medici, avvenuta nel 1492, il giovane Michelangelo, allora diciassettenne, tornò in famiglia e poiché, con la scomparsa del suo signore, Firenze era entrata in un periodo di instabilità politica, alla fine del 1494 lasciò la città minacciata da un'invasione francese. Dopo aver vissuto a Venezia e Bologna, alla fine del 1495 tornò a Firenze, dove nel frattempo si era instaurato un governo repubblicano, e trovò una città ancora lacerata da disordini politici e minacciata dalla peste.
Michelangelo si fermò a Firenze soltanto per un breve periodo, cercando prospettive più favorevoli a Roma, dove giunse il 25 giugno 1496.
A quel tempo l'artista aveva già all'attivo molte opere di valore, ma di dimensioni ridotte, e fu solo durante quel suo primo soggiorno romano, durato fino al 1501, che ottenne i primi successi con opere grandiose. Appena arrivato, ebbe l'incarico dal cardinale Raffaele Riario di scolpire una statua in marmo di Bacco e, tra il 1498 e il 1499, realizzò per il cardinale francese Jean Bilhères de Lagraulas la famosa Pietà, una composizione in marmo in cui la Madonna piange la morte del figlio. Questa scultura fu subito acclamata come un capolavoro e contribuì più di ogni altra a sancire la fama dell'artista, che ricevette anche un importante incarico per un dipinto con la Sepoltura di Cristo, rimasto però incompiuto perché nel corso dell'opera Michelangelo fece ritorno a Firenze. Era il 1501, Firenze in cinque anni era cambiata e godeva di un governo più stabile. Poco dopo il suo ritorno l'artista ricevette l'incarico di scolpire un'enorme statua in marmo di David come parte di un complesso di opere destinate ad abbellire il duomo.
Il David, terminato nel 1504, sancì la fama di Michelangelo a Firenze, più di quanto era successo a Roma con la Pietà. Invece di essere collocata in duomo, sua destinazione originaria, la statua fu sistemata nel cuore della città, in Piazza della Signoria, proprio davanti a Palazzo Vecchio, sede del governo. L'eroe biblico che aveva combattuto per la libertà venne eletto dai fiorentini a simbolo della nuova repubblica. Poco dopo il completamento del David, Michelangelo ricevette un altro prestigioso incarico dal governo fiorentino: un enorme affresco per Palazzo Vecchio raffigurante la Battaglia di Cascina (nella quale Firenze aveva sconfitto Pisa nel 1364), che doveva accompagnare la Battaglia di Anghiari, commissionata a Leonardo da Vinci l'anno prima per la stessa sala. Leonardo era allora l'artista più famoso dell'epoca, ma Michelangelo, non ancora trentenne e più giovane di oltre vent'anni, ne stava già mettendo in discussione la supremazia. Tra i due non correva buon sangue ed era quindi la condizione ideale per uno scontro titanico di genio e di carattere. Nessuno dei due terminò però il progetto: Leonardo abbandonò la Battaglia di Anghiari dopo avere sperimentato senza successo una nuova tecnica di affresco e Michelangelo, pur avendo completato gli stupendi cartoni per la Battaglia di Cascina, non diede mai inizio alla pittura vera e propria perché nel marzo del 1505 venne chiamato a Roma da papa Giulio II.
Michelangelo vi andò solo nel gennaio del 1506, dopo aver trascorso moltissimo tempo nelle cave di Carrara per visionare il taglio del marmo destinato a un sontuoso mausoleo ordinatogli dal papa. Il progetto prevedeva un'enorme tomba con circa quaranta figure ma si risolse poi in una grande delusione per l'artista perché il papa perse subito l'interesse iniziale e, dopo la sua morte avvenuta nel 1513, Michelangelo dovette combattere per anni con gli eredi fino a concordare la realizzazione di una tomba molto più piccola, solo l'ombra del progetto originario, che completò nel 1545. L'artista in seguito definì questa vicenda come "la tragedia della sepoltura".
Venne invece portato brillantemente a termine l'altro prestigioso incarico affidatogli da Giulio II, la volta della Cappella Sistina. Michelangelo lavorò tra il 1508 e il 1512 a questa stupenda opera che, quando venne svelata, fu subito acclamata da tutti come opera di bellezza e grandezza quasi sovrannaturale. Michelangelo aveva trentasette anni ed era ormai riconosciuto come il più grande artista e tale fu considerato lungo tutto il corso della sua lunga vita.
Il successore di Giulio II, Leone X, era un Medici e nel 1516 incaricò Michelangelo di progettare la facciata della chiesa di San Lorenzo a Firenze. Il progetto, al quale l'artista si dedicò per molto tempo, venne abbandonato nel 1520, ma gli fruttò altri due incarichi ben più importanti nella chiesa stessa: il primo, iniziato nel 1519, fu la cappella Medici destinata ad accogliere le tombe dei membri della famiglia; il secondo, iniziato nel 1525, la Biblioteca Laurenziana studiata per ospitare la superba raccolta medicea di volumi e di manoscritti. Nessuna delle due venne portata a termine secondo i progetti di Michelangelo, ma restano comunque tra le sue opere più prestigiose.
Questi lavori lo costrinsero a restare a Firenze dove, tra il 1529 e il 1530, si occupò delle fortificazioni della città assediata dalle forze dei Medici, che erano stati scacciati nel 1527. Quando, nel 1530, questi si impadronirono della città, Michelangelo fuggì temendo per la sua vita ma, protetto da Clemente VII (anch'egli un Medici), poté tornare a lavorare alla cappella e agli altri progetti. Nel 1534 Michelangelo si trasferì definitivamente a Roma e non fece più ritorno a Firenze. Era stato incaricato da Clemente VII di dipingere una Resurrezione per la parete dietro l'altare della Cappella Sistina, ma il papa morì due giorni dopo il suo arrivo. Il successore, Paolo III, gli commissionò invece il Giudizio Universale, un enorme affresco che richiese parecchi anni di lavoro e venne terminato nel 1541. L'artista aveva già sessantasei anni, ma aveva davanti a sé ancora due decenni di fervida attività artistica durante i quali lavorò soprattutto per il papato e principalmente come architetto, pur dipingendo nel frattempo due ampi affreschi per la Cappella Paolina in Vaticano, la Conversione di San Paolo e il Martirio di San Pietro (1542-50).
Dal 1546 si dedicò al rifacimento della basilica di San Pietro, la più grande chiesa della cristianità. La prima pietra era stata posta nel 1506, ma i lavori proseguivano a rilento, a causa di numerosi continui ripensamenti. Michelangelo diede nuova vita al progetto demolendo parte dell'operato dei suoi predecessori e sostituendo i loro progetti troppo elaborati con uno di grande potenza e maestosità. Anche se la basilica venne consacrata solo nel 1626 e i disegni di Michelangelo furono modificati dopo la sua morte, l'impronta che lasciò nell'edificazione di San Pietro è più evidente di quella di qualsiasi altro architetto.
Michelangelo era sempre stato un devoto cristiano e le sue ultime opere riflettono spesso una profonda spiritualità, come dimostra la splendida serie di disegni per la Crocifissione e le ultime sculture, due Pietà. Nella prima, originariamente destinata alla propria tomba, il volto di Giuseppe d'Arimatea, che prese parte alla sepoltura di Cristo è un autoritratto dell'artista, mentre la seconda non venne purtroppo portata a termine per la scomparsa di Michelangelo, morto il 18 febbraio 1564 all'età di ottantotto anni.
Il 10 marzo le sue spoglie vennero portate in Santa Croce (lo stesso artista aveva espresso il desiderio di essere sepolto a Firenze), dove il 14 luglio fu celebrato un solenne rito funebre. Fu l'amico e biografo Giorgio Vasari a disegnare il monumento che sta sulla tomba e comprende tre figure piangenti che rappresentano la pittura, la scultura e l'architettura.